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Oratorio di San Giovanni Battista La 'Cassa di San Giovanni' della Confraternita della SS. Trinità e di San Giovanni Battista di Ovada.

Viene denominata 'Cassa' il gruppo scultoreo, opera di Anton Maria Maragliano, processionale, detto anche 'Macchina Processionale', che raffigura la decapitazione di San Giovanni Battista.

Questa pregevolissima opera scultorea è uno dei capolavori del barocco ligure-genovese ed è stata classificata tra le migliori opere di questo scultore.

L' espressività dei vari personaggi, la finezza dell' esecuzione, l'accuratezza del drappeggio e la preziosità delle finiture ne fanno un esemplare pressoché unico e giustamente apprezzato e rinomato dai conoscitori dell'arte barocca.

Tra le statue che la compongono, di grandissima emotività e profondità espressiva sono quelle raffiguranti San Giovanni Battista ed il Carnefice, veri e propri capolavori di espressività e di bellezza
Dettaglio del volto di San Giovanni Battista e del suo carnefice.

La Cassa venne acquistata dalla Confraternita nel 1826 presso un rivenditore di legnami, che l'aveva prelevata dalla Confraternita di S. Giovanni Battista all' Acquasola di Genova.
Il costo di tale opera fu pattuito in Duemilacinquecento Lire e l' acquisto fu deciso di comune accordo tra la Confraternita, la Municipalità, la Parrocchia e tutta la popolazione, che con entusiasmo contribuì con generose offerte.

L' idea dell'acquisto fu però di Gio Batta Torrielli, che era a quel tempo un benestante commerciante, mecenate e cultore di cose artistiche. Egli provvide a mantenere i contatti, a svolgere la trattativa e ad ottenere uno sconto di duecento lire. Egli provvide anche a versare di tasca propria un congruo anticipo di ben Milletrecento Lire, mentre la Confraternita con le offerte riusciva a versare Mille Lire.

Concluso l'affare, il trasporto da Genova ad Ovada fu molto più complesso, poiché allora non esistevano ancora né la strada statale né la ferrovia ed i collegamenti tra Genova ed Ovada si svolgevano su tratti di scomodissime strade carovaniere che valicavano l'appennino ligure in mezzo a mille difficoltà.

Il primo tratto da Genova a Voltri fu effettuato via mare. Da Voltri ad Ovada la Cassa fu smontata pezzo per pezzo e caricata a dorso di mulo. Fu così una ben singolare carovana quella che nell' autunno del 1826 valicò l' Appennino e che recava in Ovada i pezzi di quella che sarà poi la più bella opera d'arte in essa custodita.

Arrivata in Ovada, la cassa, che allora pesava già ben quattordici quintali, fu rimontata e ne fu sostituito il basamento con un altro più bello e più massiccio, sicché il peso attuale di tutta la macchina è di ben sedici quintali.

Questa imponente raffigurazione artistica fu portata in processione per la prima volta il 24 Giugno 1827, Festa di San Giovanni Battista, e da allora tutti gli anni viene ripetuta la tradizione e quest'opera d'arte viene portata, rigorosamente a spalle, dai portatori della Confraternita processionalmente attraverso le strade del Borgo Vecchio della città, tra due ali di folla festante.






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